“MIND THE GAP”, “attenzione al vuoto”, è un’espressione nata a Londra, diventata di uso comune in tutto il mondo, per avvisare i passeggeri della metropolitana a far attenzione al “vuoto” tra la banchina e il treno. È un riff breve, eloquente e persuasivo, pertanto l’ho ritenuto idoneo come titolo dell’opera, intrinsecamente connesso alla tematica all’origine del mio lavoro. Essa si rivolge principalmente, alle attuali e future, generazioni di giocatori, mettendoli in guardia sul gioco d’azzardo patologico (GAP). Mi rivolgo ugualmente alle società in cui lo status dipende, per lo più, dalla competizione e da criteri pecuniari, che sfruttano l’elemento del caso nella vita umana, incentivando l’utilizzo del gioco d’azzardo come svago, in antitesi ai meccanismi stabilizzanti e routinari della vita sociale e alle normali assunzioni di responsabilità che la società organizzata impone. L’individuo sentendosi ingabbiato in un sistema regolato da rigide norme sociali e comportamentali, volte al raggiungimento di uno status sociale ed economico, sempre più elevato ed intransigente, si rifugia nel gioco d’azzardo, che costituisce una via di fuga dalla noia e dalla regolarità. L’assunzione del rischio abbatte la routine credendo che l’imponderabile abbia in serbo infinite possibilità, compresa quella di un colpo di fortuna.

Un montepremi in continua crescita, prezioso, intoccabile, fa da esca ai giocatori al pari di una dose per un tossicodipendente. Il gioco d’azzardo è una forma di dipendenza e come tale deve essere fermata.

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