Progetto di fotografia sperimentale che si basa sullo studio del segno grafico, dall’incisione calcografica alla serigrafia, dalla pittura allo schizzo a carboncino, e degli eventuali metodi e mezzi per la riproduzione digitale di tali segni e tecniche. L’obiettivo di tale progetto è dunque quello di rimediare vecchie e nuove tecniche basandosi sulla teoria sociologica di Bolter e Grusin. I due autori parlano di “doppia logica della rimediazione”, proponendo da un lato la logica dell’immediatezza e dall’altro quella dell’ipermediazione. Con immediatezza gli autori intendono quelle pratiche mediali accomunate dalla “convinzione che esista un punto di contatto tra il medium e ciò che viene rappresentato”. Nella prospettiva di Leon Battista Alberti la logica dell’immediatezza si esprime tramite “la finestra” definita dalla cornice, attraverso la quale si può guardare la realtà, quale essa è; l’unica condizione posta è che non si guardi la cornice e che l’operazione artistica sia fedele imitatrice della natura. La logica dell’immediatezza induce a cancellare l’atto della rappresentazione, mentre la logica dell’ipermediazione la rende visibile e multiforme. L’ipermediazione ci spinge a guardare la cornice e l’atto di mediazione, non pretendendo di soddisfare il nostro desiderio di immediatezza, ma cercando di “riprodurre la ricchezza sensoriale dell’esperienza umana”. Immediatezza significa trasparenza e autenticità dell’esperienza (della realtà reale), ipermediazione invece significa opacità e autenticità dell’esperienza (della realtà mediale).

Con i media digitali, le due logiche agiscono e reagiscono contemporaneamente.

Bolter e Grusin propongono una dinamica complessa al punto da contenere al proprio interno la rimediazione dei vecchi media da parte dei nuovi, e viceversa.

L’artista basandosi su tale teoria, dunque, sperimenta e attraverso l’utilizzo della sua fotocamera digitale, giunge al suo obiettivo.

In “Remediation of the graphic sign”, i segni creano un’illusione, una confusione tra ciò che rappresentano e ciò che sono realmente. Sembra di osservare dei dipinti, delle incisioni, dei disegni, tutto tranne che fotografie. Il fine è quello di sperimentare una nuova percezione visiva e dunque un’interpretazione dell’opera d’arte che oltrepassi i limiti della “cornice”, trascendendo la realtà e conducendoci ad immaginifiche visioni.

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